Integrare lo Shiatsu con il Metodo Dorn



posture

Per progredire è fondamentale sperimentare, provare e mettersi in discussione. Nella vita e nel lavoro. Seguendo questa filosofia sto sperimentando l’integrazione dello Shiatsu Ryu Zo con il Metodo Dorn, una disciplina bionaturale sviluppata in Germania negli anni ’70 da Dieter Dorn. Scopo del Metodo Dorn è migliorare benessere e funzionalità della colonna vertebrale e delle articolazioni. Per “integrazione” intendo mescolare, contaminare i due approcci seguendo come stella polare la definizione di Jitsu e Kyo secondo Masunaga Sensei. Il Vuoto (Kyo) è un deficit di energia mentre il Pieno (Jitsu) è un eccesso. Nel corpo queste due dimensioni sono avvertibili al tatto e talvolta si possono anche osservare visivamente.

Perché mescolare due discipline distinte?
Ho pensato di mescolare queste due arti distinte perché sono assolutamente compatibili e complementari. Entrambe fanno riferimento all’assetto posturale della persona e alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC). L’una comincia dove l’altra finisce e assieme permettono di trattare il dolore conducendo la persona ad un migliore equilibrio energetico, ad un migliore allineamento della colonna vertebrale e ad una migliore postura.

Quale strategia seguire e come combinare Shiatsu Ryu Zo e Metodo Dorn?
Il trattamento che ho sviluppato si divide in tre parti più una quarta opzionale:

  • La prima parte tratta prevalentemente i meridiani ed in particolare i punti “teneri”/Kyo che cedono alla pressione.
  • Nella seconda parte si mettono in relazione alcuni punti controlaterali cercando di bilanciare quelli “in pieno”/Jitsu con quelli “in vuoto”/Kyo. Si tratta prevalentemente la linea centrale (asse cranio-sacro).
  • La terza parte si occupa della struttura e dell’allineamento dell’apparato osteo-articolare (Metodo Dorn) e si concentra sulle aree “in pieno”/Jitsu.
  • La quarta parte tratta il sintomo se esso è ancora presente.

E’ fondamentale rispettare questa sequenza che va dal trattamento delle zone periferiche (membra) all’aggiustamento della linea centrale, finendo, se necessario, a occuparsi del dolore.

Perché trattare il sintomo alla fine?
La strategia cardine è quella di “distrarre” il corpo-mente della persona dal problema su cui focalizza l’attenzione e su cui ha strutturato l’atteggiamento posturale, la propria inclinazione psicologica, le tensioni dei muscoli e della fascia dove c’è dolore. L’idea è quella di far sì che la persona rilasci le difese, sciolga la protezione attorno alla zona dolente.

Per prima cosa dunque è necessario che si lasci andare e che accetti l’operatore. Per ottenere questa apertura è fondamentale un atteggiamento non giudicante dell’operatore, un modo di lavorare lento e in armonia con la respirazione della persona.

All’inizio del trattamento, durante la prima e la seconda fase, il dolore non viene trascurato ma neanche troppo considerato. Si cerca di eliminare le cause energetiche che determinano lo squilibrio seguendo il modello della Medicina Tradizionale Cinese (MTC).

In seguito si lascia libera la persona di seguire i propri adattamenti che sgorgano spontanei dalla relazione con l’operatore.

La terza parte si occupa della struttura ed in particolare dell’allineamento delle vertebre.
Anche in questa fase si “distrae” il corpo-mente della persona che esegue dei semplici movimenti, oscillazioni delle gambe, delle braccia e della testa. Tale azione induce i muscoli paravertebrali e posturali a “lasciare la presa” sulle vertebre.

Se nelle fasi prima e seconda il lavoro dell’operatore era prevalentemente sull’energia dei meridiani, nella terza fase si concentra sulla struttura e sui punti “in pieno”/Jitsu per ottenere direttamente cambiamenti.

Dopo avere trattato l’energia e la struttura con un approccio olistico, nella quarta fase ci si occupa del sintomo solo se ancora presente. Ovviamente ci saranno già stati cambiamenti e il problema potrebbe essere già in buona parte risolto. Oppure non del tutto. A questo punto tratto il dolore seguendo alcuni protocolli e alcune strategie ben definite. Faccio riferimento alla MTC oppure all’anatomia. Il sintomo viene trattato alla fine della seduta perché si deve dare tempo alla persona di adattarsi al cambiamento indotto dal trattamento e fare sì che le protezioni muscolari della zona dolente siano ridotte al minimo.

Ma in ogni trattamento sono presenti tutte le fasi?
Se la persona non ha dolori alla schiena e non necessita di riallineare le vertebre la terza fase viene sostituita dal trattamento Shiatsu in posizione seduta.

Procedo con la quarta fase solo nel caso il sintomo persista e non si sia eliminato dopo le prime tre fasi. La quarta fase va eseguita con molta prudenza su persone anziane o con dolori acuti con calore. In questo ultimo caso si usa la modalità “mano in ascolto” sulla zona dolente e con l’altra mano si trattano i meridiani e gli agopunti attorno al dolore.

Alcuni risultati della integrazione Shiatsu e Metodo Dorn
Caso 1: donna di 30 anni, presenta forti dolori in zona lombare. Si lamenta del fatto che non riesce a camminare a lungo a causa del mal di schiena. Presenta bacino ruotato a destra e una forte dismetria nella lunghezza delle gambe (una più lunga dell’altra). Dopo il primo trattamento la dismetria è molto ridotta, il bacino si riallinea e il dolore della zona lombare è scomparso. Questa condizione persiste e durante la seconda seduta afferma di essere felice perché ora può fare lunghe camminate, attività che ama particolarmente, senza avvertire più fastidio nella zona lombare.  La seconda e la terza seduta servono a rinforzare l’effetto della prima che è stata risolutiva.

Caso 2: signora di 50 anni, presenta forti dolori alla spalla destra, alla cuffia dei rotatori. E’ presente gonfiore e la mobilità del braccio è molto ridotta. Assume cortisone da due anni. Già dopo la prima seduta interrompe l’uso del cortisone e si dichiara molto sorpresa, non si aspettava un risultato così rapido. Dopo due sedute il dolore è completamente scomparso, la tumefazione ridotta e la mobilità del braccio destro è completamente recuperata.

Caso 3: ragazzo di 27 anni, istruttore di Yoga, presenta dolore lombare in seguito a due ernie di cui una operata. Come nel caso 1 la persona si lamenta del fatto che non riesce a camminare a lungo a causa del mal di schiena. Dopo tre sedute il dolore è praticamente scomparso e ora può camminare e correre con molta più facilità.

Alcune questioni da risolvere e conclusioni
Interessante può essere un approccio che consideri la corrispondenza tra vertebre e meridiani incrociando la valutazione Shiatsu dell’addome e del dorso con la valutazione Dorn. Per l’operatore che sperimenti questa commistione è fondamentale non avere preconcetti ed essere aperto a scoprire squilibri della colonna non rilevati con la valutazione energetica.

Una questione ancora da risolvere è che le mappe del dorso dello Shiatsu e dell’MTC (punti Shu) non corrispondono completamente alla mappa elaborata nel Metodo Dorn in cui si mettono in relazione le vertebre con i meridiani e le fasi della Teoria dei 5 Elementi (MTC). D’altra parte le “mappe non sono il territorio” e sta all’abilità e all’esperienza dell’operatore adattare le indicazioni espresse da questi schemi alle esigenze contingenti del trattamento.

Da un punto di vista strutturale si può usare lo Shiatsu per “ammorbidire” l’addome e i muscoli paravertebrali e posturali, preparazione per i successivi aggiustamenti del Metodo Dorn che sarebbero facilitati. Anche la stessa postura del ricevente potrebbe già essere in gran parte sistemata dopo il trattamento dei meridiani e della linea centrale e dunque il Metodo Dorn servirebbe solo come rifinitura e completamento del lavoro svolto.

Un altro problema che ho riscontrato è la postura di lavoro del Metodo Dorn che spesso impone una eccessiva vicinanza tra operatore e ricevente che potrebbe essere troppo dispendiosa in termini di energia per l’operatore. Si potrebbe ovviare a questo utilizzando il lauftrainer (vedi video sotto) una macchina messa a punto in Germania che permette di trattare la persona in posizione eretta senza essere obbligati ad avvcinarsi troppo. Il lauftrainer permette all’operatore di mantenere la giusta distanza con il ricevente e di usare l’addome (hara) mentre esegue gli aggiustamenti del Metodo Dorn.

In conclusione l’integrazione tra Shiatsu e Metodo Dorn si pone come un trattamento completo che parte dalla valutazione posturale ed energetica e, passando per il trattamento dei meridiani, arriva ad occuparsi della struttura e del sintomo. Nelle prime fasi ci si occupa dei punti e dei meridiani in vuoto (Kyo), in seguito si considerano i blocchi articolari e i punti in pieno (Jitsu) per concludere con il trattamento del dolore.

Questo approccio al momento è un work-in-progress e solo l’esperienza, il tempo e tanti trattamenti potranno aiutarmi a definire meglio strategie e tecniche di lavoro sempre considerando come meta finale l’armonia e il benessere olistico della persona.

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N.B. Lo Shiatsu, il Metodo Dorn e il Trattamento Thai non sono da considerarsi pratiche mediche o paramediche.

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